Nick Wheeldon

'Waiting For The Piano To Fall', Jeeves Mag, Italien Review

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NICK WHEELDON & THE LIVING PAINTINGS - WAITING FOR THE PIANO TO FALL
LE POP CLUB RECORDS 2024
Riccardo Magagna
feb 29, 2024
Lasciare la pioggia di Sheffield verso la Francia per perseguire un sogno? Nick Wheeldon ha realizzato negli ultimi dieci anni una ventina di album, sia da solista, sia come membro di molteplici band quali 39th And The Nortons, Os Noctàmbulos, Sex Suxa. Reduce dal bellissimo “Gift”, ritorna con il nuovo “Waiting For the Piano to Fall”, pubblicato da Le Pop Club Records, terzo capitolo (il primo s’intitolava “Communication Problems”) del suo trittico solista dedicato alla cattura dell'effimero e al rapido trascorrere del tempo.

Questo “Waiting For the Piano to Fall”, ancor più dei precedenti è una fotografia sonora – oggi diremmo un selfie – di momenti passati e smarriti che si susseguono veloci e ingarbugliati, registrato in meno di una settimana con l’aiuto dei Living Paintings. Le prime parole sono nude, trafiggono con contagioso dolore, “Stamping on the Daffodils”, suona come un lento incantesimo pagano abitato da voci strazianti, profuma di ruvido, concitato, proprio come l’universo volutamente vintage del suo autore, perennemente concentrato su accenti retro, che conferiscono a tutti i suoi lavori una dimensione senza tempo.

“They’re Not Selling Flowers Around Here Anymore” manifesta l’amore per la ballad, un brano che, seppur tratti della riqualificazione di un quartiere parigino, ricorda Townes Van Zandt più decadente, “Isaak”, nell’auspicio del ritorno di una persona scomparsa, rimbomba dello slacker rock, malinconico e pastorale, dei grandi Silver Jews. Musica fantasticata, ribelle e traballante, chitarre al limite della stonatura, un pianoforte che si prende sempre più spazio e un violino che porta con sé tutta la sua grazia, insomma “Waiting For the Piano to Fall” sfoggia senza ritegno la sua necessaria fragilità. “Anymore” e “Black Madonna”, sono classici giunti a noi dai sepolcrali anni Novanta, prima si mostrano dimessi, poi si trasformano indugiando dietro un’andatura sconclusionata di arrangiamenti alienati. Lo spirito del Laurel Canyon, dove la cultura psichedelica si intrecciava con la tradizione folk e blues, fa capolino in “Routine Prisoner”, mentre nella beatlesiana, ma dovrei dire lennoniana, “Oh! Surprise”, ci sembra di attraversare il dolore dello smarrimento e l'incostanza del dubbio, per quella costruzione così contorta che, alla fine, fa decollare il tutto. Dentro “Weeping Willow” gli Eels incontrano Paul McCartney, è agreste, saltellante, semplicemente magnifica. “Thief” e i suoi novantotto secondi rappresentano una pausa emotiva prima della malinconica “No Spider” che chiude in bellezza il disco.

La musica di Nick Wheeldon è camminare illesi su un letto di braci accese, oltrepassando la sofferenza e l’umiliazione del vivere. E in tutto ciò c'è tanta consapevolezza quanta generosità. La musica è un’avventura e percepire questo amore sconfinato risuonare in ogni momento, quasi ti commuove. Aspettare immobili d’essere colpiti da un pianoforte è come essere sul ciglio dell’incipiente immortalità e, in questo senso, Nick Wheeldon è un esorcista di talento. Fidatevi, “Waiting For the Piano to Fall” è un disco bellissimo.